Chiacchiere Belliche con Riccardo Masini (parte 1)

Sono davvero felice di aver realizzato questa intervista. Nella mia breve carriera nei vari blog ho avuto il piacere d’intervistare cantanti, scrittori e artisti più o meno famosi. È la mia prima volta con un personaggio di spicco del mondo ludico e quello che ne è uscito fuori spero piaccia a voi tanto quanto è piaciuto a me. Abbiamo suddiviso l’intervista in due parti perché c’è veramente molto da leggere. Sono certo che le splendide digressioni di Riccardo Masini vi rapiranno. Buona lettura.

E: Ciao Riccardo e grazie per aver accettato questa intervista per BoardGameItalia. Mi fa davvero piacere portare sulle nostre pagine la voce di un esperto del settore, così da riuscire ad avvicinare nuovi utenti al mondo dei wargame ma anche dare notizie interessanti a chi questa parte di mondo ludico già la conosce. Introduci i nostri lettori che vogliono saperne di più sul mondo dei wargames con una parola.

R: Una sola parola? Cominciamo da quella più importante: divertimento!

E: Quale è stato il tuo primo wargame? Quello che ti ha fatto dire: “Ok, fermi tutti. Wow!”

R: Beh, cominciamo con il dire che sono stato molto fortunato ad avere come padre uno dei grandi pionieri dell’hobby in Italia, quel Sergio Masini che molti ricordano per il primo libro “Le guerre di carta” del 1979 (tra l’altro, dedicato al sottoscritto, nato un paio d’anni prima!) e per i suoi articoli sui wargame e sui giochi di ruolo ospitati nelle pagine della mitica rivista Pergioco (erano i tempi di Corteo, nonché dei grandi giochi della International Team di Marco Alberto Donadoni). Questo significa che sono davvero cresciuto a “pane ed esagoni” e i miei primi ricordi di giochi sui classici SPI risalgono a quando avevo… forse 5 o 6 anni! In effetti, è proprio ai wargame e allo studio dei loro manuali che devo la mia conoscenza dell’inglese, imparato a colpi di regole e regolette, anche se con interessanti effetti collaterali: a neanche dieci anni ero perfettamente in grado di ordinare in inglese una carica di cavalleria o l’esecuzione di un bombardamento di artiglieria, prima ancora di sapere come si chiede l’ora o dove si acquistano i biglietti del treno… ma non divaghiamo.
Di conseguenza, i miei primissimi wargame sono stati quelli classici, appartenenti alla cosiddetta “età dell’oro” dell’hobby. Il primo di cui ho ricordi è un grande classico, il quad game Napoleon’s Last Battles che ti permetteva di combattere separatamente o in congiunzione le quattro grandi battaglie della Campagna dei Cento Giorni: Quatre Bras, Ligny, Wavre e Waterloo. Poi il multiscenario Rifle & Saber sulle battaglie dell’Ottocento (comprese quelle garibaldine, mia grande passione!) e quel Breitenfeld da me citato come mio passatempo preferito appena tornato da scuola nel saggio Le guerre di carta 2.0.
Ecco, con quella nuova edizione, aggiornamento ed estensione del libro del 1979 e scritta sempre con mio padre (ero un po’ cresciuto, finalmente!), si può probabilmente dire che si sia aperto il secondo ciclo del rapporto tra la famiglia Masini e il wargame, facendomi fare il passaggio da semplice giocatore ad osservatore attivo dell’evoluzione di quest’hobby, proprio come fece mio padre nel 1979. E proprio come lui, dopo questo libro, ho cominciato a scrivere articoli su di una rivista di settore, ioGioco… ma oltre a questo, essendo cambiati i tempi e le modalità di comunicazione, ho aggiunto contributi per vari siti (come ad esempio Gioconomicon, con il quale peraltro collaboravo già da anni), collaborazioni con realtà consolidate come La Tana dei Goblin e soprattutto un canale YouTube, WLOG, e un podcast, Checkpoint Charlie, rilanciati anche dal portale Geek Pizza, con contenuti dedicati al wargame quasi totalmente in italiano e che proprio in questi giorni hanno festeggiato il superamento dei 1000 iscritti (un traguardo notevole nella nostra piccola, ma agguerritissima community wargamistica!). A questo possiamo aggiungere collaborazioni fisse con il sito di TGCOM24 (la rubrica “La storia sul tavolo”, dove introduco titoli storici destinati non solo agli specialisti del settore) e un appuntamento quindicinale all’interno del canale di aggregazione in inglese No Enemies Here, punto di riferimento per i wargamer di tutto il mondo. Che dire, una bella cavalcata da quei primi passi fatti nei panni di Napoleone a Waterloo!

E: Puoi spiegarci in breve come si articola questo mondo?

In realtà è molto meno complesso di quanto si pensi.
Dopo la grande “età dell’oro” degli anni Settanta e Ottanta, in cui editori come SPI ed Avalon Hill si dividevano un mercanto fiorente con tirature paragonabili a quelle degli attuali boardgame, la giovanissima comunità wargamistica italiana (nata attorno a Pergioco e all’attività di importanti realtà associative sparse nella penisola) fu travolta dalla grande crisi del settore, dovuta alla diffusione di giochi alternativi e più accessibili come i giochi di ruolo, i giochi per computer, i giochi di carte collezionabili e poi l’esplosione degli Eurogame. Il settore è comunque sopravvissuto grazie all’operato dei suoi fedeli appassionati, per poi iniziare una lenta ma stabile risalita all’inizio degli anni Duemila con il ritorno di produzioni ambiziose e la rinascita di forti realtà editoriali anche in Italia.
Attualmente, viviamo in quello che alcuni definiscono una sorta di “Rinascimento” del wargame, con un notevolissimo numero di uscite, proposte molto diversificate e l’approccio al settore anche da parte dei giocatori più giovani. Personalmente ritengo questa definizione un po’ ottimistica, considerato che il settore viaggia ancora su numeri di tirature e appassionati decisamente ridotti, ma è innegabile che si tratta di un buon punto di partenza su cui costruire per il futuro. Questo, però, a patto di abbandonare alcune tendenze alla chiusura e all’iperspecializzazione che, seppur comprensibili negli anni della grande crisi per mantenere alti l’interesse e la coesione interna dei pochi eroici wargamer rimasti a tenere accesa la fiamma dell’hobby nella sua ora più buia (sì, alle volte noi grognards siamo un po’ melodrammatici), oggi devono fare i conti con un mondo del gioco radicalmente cambiato, giustamente alla ricerca di approcci innovativi e immediatamente accessibili, che sappiano trovare migliori punti di equilibrio tra giocabilità e realismo storico. In molti, sia come autori che come giocatori che come responsabili di grandi realtà associative stanno lavorando da tempo in tal senso, uscendo da quella impostazione da “nicchia nella nicchia” che in effetti entra in contraddizione con la vocazione di gioco per tutti che era propria del wargame delle origini.
A questo proposito, tali realtà sono nuovamente diffuse in tutta Italia. Oggi, oltre alle numerosissime fonti su Internet e YouTube, il giocatore che voglia avvicinarsi ai wargame può leggere non solo la mia rubrica Il Dado di Cesare su ioGioco, ma le pagine di approfondimento contenute nella rivista storica Storia di Guerre e Guerrieri e soprattutto un periodico dedicato, la rivista Para Bellum. Quest’ultima, tra l’altro, include al suo interno un gioco in omaggio in ogni numero, nonché una preziosissima mappa di tutte le realtà territoriali a cui rivolgersi per iniziare a esplorare questo mondo.
In più, sono davvero numerose le convention italiane dedicate al wargame o che ospitano spazi appositi (in tal senso va sempre ricordata la nutrita area del BG Storico all’interno della Play di Modena), che si sono consolidate negli anni e che sicuramente riprenderanno non appena sarà possibile rivedersi in presenza (così numerose che mi scuso già da subito con chi sicuramente finirò per non citare!). Abbiamo la San Marino Game Convention a San Marino, l’appuntamento Gioco e Storia di Casus Belli nel bellissimo museo storico di Piana delle Orme, la Valcon a Valdagno, Sulle Tracce del Drago all’Aquila, il Rome Wargame Gathering e i FIW Days organizzati a Roma dalla Federazione Italiana Wargame, più altri eventi in preparazione a Ferrara, Milano, Napoli, Viterbo… davvero ovunque!
Compreso lo spazio virtuale dei social e del gioco a distanza che, in questi ultimi tempi, ha vissuto una vera e propria esplosione. Gruppi Facebook come Casus Belli e Valgame & Valcom non solo ospitano innumerevoli e interessantissime discussioni sulle nuove uscite come sui grandi classici, ma si stanno dotando di canali Discord dedicati per l’organizzazione di partite e tornei sia sulla piattaforma Vassal che su Tabletop Simulator.
Aggiungiamo infine un sempre più stretto rapporto con il mondo accademico, con diverse realtà universitarie italiane che stanno aprendo corsi e approfondimenti sul gioco di simulazione, nonché con il programma “Boardgame e didattica” in corso di preparazione per le scuole superiori. Io stesso sono coinvolto in stabili collaborazioni dedicate al valore culturale del gioco storico con la Società Italiana di Storia Militare (di cui sono socio ormai da diversi anni), l’Associazione Amici del Museo Stibbert, la prestigiosa Accademia di San Marciano e il sito di riferimento Italia Medievale. Il tutto nel solco tracciato dal compianto Giuseppe Galasso, autorevolissimo storico napoletano autore fin dagli anni Settanta di pionieristici articoli sull’uso del wargame come metodologia di ricerca storica. Il suo esempio rivive nell’operato del più che celebre Alessandro Barbero, storico e divulgatore di chiara fama nonché appassionato giocatore di battaglie simulate (suo un popolarissimo video di unboxing di From Salerno to Rome, di Sergio Schiavi).
Insomma, il wargame in Italia è oggi più vivo che mai, con molte sfide ancora da superare ma molte premesse per farcela!

E: Quali sono i motivi principali per cui questa tipologia di gioco viene rilegata a “nicchia” nel panorama ludico?

Il primo aspetto è sicuramente quello della complessità di questi giochi, strettamente correlato alla durata media di una partita… due problemi che però sono molto più apparenti che reali.
Prendiamo ad esempio il wargame più tradizionale, quello con esagoni e pedine (o, come ci piace definirlo in gergo: l’hex and counter). Un neofita vede una mappa enorme su cui si muovono pile di segnalini, con intorno tabelle, legende topografiche, manuali e contro manuali… che follia, meglio tenersene alla larga! Il fatto è che tutto questo si basa su poche regole essenziali, sopra le quali i titoli più complicati per così dire “appoggiano” ulteriori strati di procedure per riprodurre determinati elementi come la logistica, la trasmissione degli ordini, i diversi approcci tattici. Ma nel mondo del wargame ci sono decine, se non centinaia di titoli hex and counter che ancora mantengono la semplicità dei grandi classici, che richiedono solo pochi minuti per essere imparati e piazzati, con partite che in media durano un’ora, un’ora e mezza al massimo. Una volta che ci saremo impratichiti con quei giochi “base” (non mi piace chiamarli introduttivi, perché hanno una dignità propria e sono ottimi anche per i più esperti, quando hanno poco tempo a disposizione) avremo in mano il 50-60% delle regole di qualsiasi wargame e potremo semplicemente “aggiungere” i livelli ulteriori di simulazione.
Questo senza contare i tantissimi wargame leggeri, con componentistica attraente, interfacce visuali ben congegnate e anche forme di ibridazione con le meccaniche degli Eurogame che si stanno moltiplicando nelle offerte delle case editrici. Il titolo più famoso che viene in mente è Undaunted, ma abbiamo realtà come Columbia Games e Worthington Publishing da tempo specializzando in questo segmento particolare, con grandi produttori come Lock ‘n Load, GMT, Compass e Decision che stanno affiancando nei loro cataloghi tali giochi più accessibili con i titoli più adatti agli specialisti.
Parlando dei quali specialisti arriviamo al secondo aspetto che contribuisce a formare questa immagine un po’ chiusa, quasi misteriosa, dell’hobby: alcuni atteggiamenti di noi wargamer. Purtroppo, in certi casi noi stessi abbiamo mancato nel presentarci al mondo del gioco in maniera non dico più attrattiva, ma almeno non eccessivamente specialistica. Avvicinarsi al wargame è parso in passato un percorso irto di ostacoli non certo per chiusure “attive” del nostro mondo, ma per la mancanza talvolta di un atteggiamento accogliente e propositivo verso il giocatore curioso. Oggi, e per fortuna non solo da oggi, questi problemi sono se non del tutto un ricordo, sicuramente molto meno presenti che nei momenti più bui: da un lato le nuove produzioni ma soprattutto dall’altro lo sforzo di tantissimi che da sempre si dedicano alla diffusione dell’hobby verso tutte le realtà del gioco e non solo stanno dando i loro frutti.
Uscire del tutto dalla nostra confortevole caverna che ci ha ospitato durante i lunghi anni della crisi è certo una sfida non da poco per il mondo del wargame, in Italia come nel resto del mondo. Bisognerà confrontarsi con un pubblico abituato ad altre forme di gioco, con altre esigenze in termini di ritmi di vita, alla ricerca di contenuti più ampi rispetto ai moduli convenzionale ma la tendenza verso la coesistenza e il reciproco scambio tra diverse forme di wargame e gioco di simulazione storico è una tendenza innegabile del settore, che anno dopo anno diventa sempre più aperto e competitivo anche nei confronti di generi ludici molto più diffusi, senza per questo rinunciare alle sue radici e ai suoi approcci più legati alla propria pluridecennale tradizione.
Di grande conforto in tutto questo è la risposta che sto vedendo formarsi nel mondo del gioco inteso nel senso più ampio. Sempre più convention “generiche” ospitano spazi dedicati al wargame, sempre più riviste e siti di settore dedicano spazio alla nostra realtà, sempre più giochi di simulazione compaiono negli scaffali (virtuali o fisici) dei grandi negozi. Ma soprattutto sempre più giocatori si avvicinano incuriositi ad un genere ludico che pareva inaccessibile e che invece offre con modalità più che accessibili esperienze nuove, contenuti interessanti e risvolti strategici di grande profondità. Il successo di forme di comunicazione sempre più importanti quali sono i canali YouTube, come il mio WLOG ma anche come quelli di tanti altri creatori di contenuti italiani che si rivolgono al grande pubblico, ne è una riprova. (Non faccio nomi solo per non far torto a nessuno, ma provate a fare una rapida ricerca in rete e troverete davvero tanti possibili contatti!)
Insomma, è una battaglia che il mondo del wargame ha accettato di combattere e che, a mio parere, sta vincendo.

E: Quanto è importante essere appassionati di storia per poter approcciare ai wargames?

Ovviamente è molto importante, anche se non necessario. È un po’ come giocare ad un titolo ambientato in una serie televisiva o una saga letteraria di cui però non sai nulla: puoi sicuramente apprezzare il gioco in sé, ma ti perdi molto. L’aspetto positivo della questione, però, è che inevitabilmente, a mano a mano che provi wargame dopo wargame rimanendone “agganciato”, ti verrà sempre di più la curiosità di saperne di più su quella campagna militare, sui suoi protagonisti, sugli eventi che hanno portato a tale scontro e sulle sue conseguenze successive. Comincerai a leggere le descrizioni storiche spesso incluse sulle carte, poi passerai alle note storiche nel manuale, poi ancora ai libri citati in bibliografia e da lì scoprirai altre vicende collegate, prima o dopo quei fatti, e magari comincerai a cercare altri giochi che ne parlino… o perfino a pensare di crearli tu stesso introducendo varianti, modificando le pedine, disegnando nuove mappe… e così via, trasformando quello che spesso viene presentato solo come uno “studio” in una vera e propria “passione”!
È questo il segreto dei wargame, una forma di gioco coinvolgente e dall’elevatissimo potenziale narrativo (chi non ha mai sognato di seguire Alessandro Magno nelle sue grandi conquiste, lanciarsi alla carica in una battaglia medievale, combattere al fianco di Napoleone?) che in molti casi ti “aggancia” e non ti lascia più per tutta la vita. E prima che tu te ne renda conto sarai tranquillamente in grado di giocare anche ai titoli più impegnativi, apprezzandone i componenti come le mappe e gli ordini di battaglia, navigando in mezzo alle tabelle di combattimento e ai loro modificatori, confrontando gli stili di autori diversi esattamente come gli appassionati di storia confrontano più saggi dedicati agli stessi eventi.
Decine, anzi centinaia di migliaia di giocatori nel corso di più di mezzo secolo hanno dedicato la propria attività ludica, nell’interezza o anche solo in parte, a questa forma di gioco il cui scopo non è semplicemente astrarsi da questo mondo, ma esplorarlo nelle sue dinamiche più profonde e crearne delle affascinanti versioni alternative.
In tutto questo, la passione per la storia diventa molto rapidamente qualcosa di più di un semplice requisito: una splendida conseguenza, una sorta di premio che ci arricchisce dal punto di vista culturale e non solo. Perché conoscere il passato ci aiuta a comprendere meglio il nostro presente, dandoci gli strumenti per costruire in maniera più consapevole un futuro migliore.

E: Ci sono dei giochi che fungono da “anelli di congiunzione” tra i boardgames e i wargames più duri?

Ne abbiamo citato uno, Undaunted, che giustamente ha avuto un grande successo unendo simulazione storica e meccaniche classicamente da Eurogame come il deckbuilding. Ha anche suscitato numerose (e talvolta molto accese!) discussioni nell’hobby: la classica domanda se sia o meno un wargame, spesso posta nei confronti di qualsiasi titolo un po’ diverso dal solito, ha in questo caso assunto toni da diatriba filosofica, se non teologica! Ironia a parte, per me Undaunted rimane non solo un wargame, ma anche un ottimo wargame che certo utilizza numerose astrazioni ma che riesce a rappresentare in maniera sorprendentemente interessante alcuni aspetti tattici spesso resi in maniera molto più complessa da altri titoli tradizionali: importanza della ricognizione, interazione tra armi diverse, coordinamento delle manovre e degradazione progressiva della capacità di comando durante uno scontro a fuoco.
Ma oltre a questo titolo abbiamo ovviamente molti altri esempi, spesso citati. La bella e accessibile resa delle grandi battaglie ormai in tutte le epoche fornita dal sistema di Commands and Colors (quello di Memoir ’44, per intenderci), i block games con la loro magistrale rappresentazione della nebbia di guerra (la produzione della Columbia Games e la serie Holdfast di Worthington Publishing), gli accessiblissimi regolamenti aerei di Wings of Glory e navali di Sails of Glory dell’amico Andrea Angiolino (occhio, però, paiono semplici ma racchiudono all’interno elementi di dettaglio notevoli nella simulazione delle diverse caratteristiche di velivoli e vascelli!), molti card-driven games come Twilight Struggle e derivati, titoli ibridi come il recente 300: Terra e Acqua o 13 Giorni o ancora The Cousin’s War, strategici a bassa complessità ma sempre molto interessanti come 878: Vikings e Quartermaster General, card game tattici come Milito di Martin Wallace (e perché no, mettiamoci dentro anche Pochi Acri di Neve!) o Napoleon Saga con le bellissime illustrazioni del maestro Giuseppe Rava, i giochi con manovre a catena prefissate su mappa come W1815, Freeman’s Farm 1777 e Chancellorsville 1863… per non parlare dei tantissimi giochi allegati alle riviste di settore, spesso molto semplici e immediati, come Voi Bravi ed infelici, Tolentino 1815 (l’ultima battaglia di Gioacchino Murat come Re di Napoli, contro gli Austriaci) incluso nell’ultimo Para Bellum… nonché, sembrerà un paradosso, molti titoli vicini all’hex and counter più tradizionale come i folio games della Decision o la serie Old School di Worthington, che recuperano l’essenzialità del wargame del passato: giochi con 7-8 pagine di regole molto intuitive, capaci di coinvolgere i giocatori in appassionanti partite che durano non più di una serata e che faranno capire come mai ancora oggi i wargamer amano così tanto questi titoli dalla storia pluridecennale.
E sicuramente in questa lista avrò tralasciato per necessità di spazio titoli “ponte” di grande importanza, nonché tutti quelli che stanno uscendo proprio in queste settimane… il wargame leggero è una delle più interessanti tendenze del game design della simulazione moderna, e sta diventando sempre più importante.

E: Sono un neofita. Convincimi a provare un gioco.

R: La prima cosa che dobbiamo fare è che non sono io a doverti proporre un gioco, ma tu. Nel senso, ti rigiro la domanda così: che periodo ti interessa di più, anzi chi vorresti essere di più? Napoleone o Rommel, Giulio Cesare o Riccardo Cuor di Leone? Perché è questo che sono i wargame: generatori di storie, ambientati in quella che noi chiamiamo “storia”. La prospettiva, insomma, è rovesciata rispetto a quella classica a cui ci hanno abituato i boardgame: non dobbiamo partire dalla meccanica dominante (ti piace di più il deckbuilding o un gioco di maggioranze?), bensì dall’ambientazione (in che epoca vogliamo andare, Rinascimento o Prima guerra mondiale?). Quindi, già da subito il wargame si mette a disposizione della fantasia e della curiosità del giocatore, anche quando incentrata sugli argomenti più singolari: ti può interessare la battaglia di Lepanto rappresentata nell’ultimo omonimo gioco di Acies Edizioni, le “piccole guerre” meno conosciute del ventesimo secolo di Brief Border Wars, lo scontro diplomatico nell’Afghanistan dell’Ottocento tra Russia e Gran Bretagna raffigurato sia in Pax Pamir che in The Great Game, o la storia romano-bizantina con il primo modulo di Commands and Colors: Medieval? Sta a te scegliere, da qualche parte un buon wargame su quell’argomento di sicuro lo troverai!
Detto questo, immaginiamo che tu mi abbia detto che vorresti provare a cambiare la storia del mondo e a vincere la battaglia di Waterloo nei panni di Napoleone. Benissimo, piazziamo un bel gioco semplice sul tema, magari un Commands and Colors: Napoleonics o anche l’ultimissima edizione rimodernata di Napoleon’s Last Battles. A quel punto la prima cosa che ti direi è “Lascia stare il regolamento, a questa roba ci penso io… ecco, le pedine sono piazzate. Tu sei il Francese. Dove vuoi cominciare ad attaccare e con quali unità?”.
A questo punto, la tua attenzione non deve andare sulle singole regole e regolette, procedure e sottoprocedure, ma sull’aspetto essenziale del wargame: le scelte. Non c’è nulla di prefissato qui, nulla di giusto o sbagliato… focalizzati sugli obiettivi, pensa a come raggiungerli con le risorse che hai a disposizione, entra nei panni dei comandanti delle singole divisioni. Ecco, davanti a te hai la fattoria fortificata di La Haye Sainte, nel bel mezzo dello schieramento britannico: se la conquisti, l’esercito di Wellington sarà spezzato in due, potremo travolgerne le due ali isolate e marciare trionfalmente fino a Bruxelles prima che i Prussiani arrivino ad attaccarci sul fianco… la guerra sarà vinta!
Di nuovo, quello che ti direi è di non concentrarti sulle regole, ma sulla situazione. In un gioco di simulazione, come in un gioco di ruolo (che infatti nasce proprio dal wargame), ogni regola deve essere funzionale alla rappresentazione di una determinata situazione reale nell’ambito delle dinamiche di gioco. In termini più semplici, ogni regola è la grammatica con cui si scrivono i capitoli della tua Waterloo personale. E proprio come lo scrittore di un romanzo o lo sceneggiatore di un film storico, tu non ti devi concentrare solo sulla grammatica, devi saperla usare per trasformare in realtà quello che vuoi raccontare, come lo vuoi raccontare.
Quindi, di nuovo, quello è il tuo obiettivo, queste sono le truppe a tua disposizione, queste sono le unità nemiche che ti sbarrano il passo. Da dove vuoi partire? Diamo un paio di turni alla nostra artiglieria per “ammorbidire” il nemico con un intenso bombardamento? Portiamo avanti la cavalleria e li facciamo chiudere in quadrato? E se cominciassimo da subito un assalto diretto con la nostra fanteria, tenendo gli altri reggimenti in riserva per parare eventuali contrattacchi? Ancora una volta, nulla di giusto o sbagliato: fai questa scelta, vediamo come va… se non funziona proviamo in un altro modo, oppure ricominciamo daccapo. È il nostro gioco, è la nostra battaglia, è la nostra storia: possiamo fare tutto quello che vogliamo, il gioco seguirà le nostre scelte e non il contrario.
Troppo spesso vedo potenziali giocatori fermarsi di fronte ai manuali, scoraggiarsi di fronte a tutte quelle operazioni e tabelle, chiedersi se veramente ne valga la pena. No, assolutamente non ne vale la pena se ci si ferma solo alle regole e non ci si dedica invece a vivere la partita, prima ancora che giocarla! E in caso di difficoltà con il manuale, fa come suggerisce il grande game designer Mark Simonitch (il padre di Annibale e Amilcare): se una regola ti sembra troppo complicata da gestire… ignorala! L’importante è che il gioco continui, che la partita vada avanti e soprattutto che tu ti diverta. Solo questo conta davvero, il manuale viene dopo.
Quindi, in ultima analisi ti direi: guarda la situazione, cerca di coglierne tutti gli aspetti, concentrati per capire come puoi raggiungere i tuoi obiettivi ma tieniti sempre pronto ad affrontare mille imprevisti… perché anche l’avversario sta cercando di raccontare la sua Waterloo, in un modo completamente diverso dal tuo. Quale dei due racconti sarà quello vincitore? Indossa il tuo cappello da generale e sfodera la tua sciabola: c’è una battaglia qui, e se non facciamo nulla non si vincerà certo da sola!

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