Da Tactics all’Homo Ligneus: il viaggio attraverso il wargame con Enrico Acerbi

Da qualche anno ormai, grazie soprattutto alle localizzazioni di Ergo Ludo Editions, ho avuto modo di approcciare i wargame. All’inizio ero felice di questo e mi sentivo anche un po’ figo. Voglio dire, mi piaceva l’idea di essere passato in pochi anni da 7 wonders a Twilight Struggle. Era una bella dose di autostima passare, ad esempio, dalle trattative al tavolo famigliare al sicuramente più affascinante tavolo di Versailles.
Tutto in quei meravigliosi giochi con quelle belle confezioni rigide mi rendeva in qualche modo fiero di aver “alzato l’asticella”. (nemmeno fosse il what’s the story morning glory!) 

Nulla di più sbagliato. Una volta entrato in quella nicchia di mondo ho capito due cose:

  1. Non stavo giocando wargame
  2. Non avrei mai giocato wargame

Poco importava se con gli anni apparivano sul tavolo i COIN, i Levy and Campaign, i vari Friedrick e Maria o i solitari come D-Day: Omaha Beach della Decision. Ero uno che giocava con creazioni fatte ad hoc per chi voleva sentirsi parte di un mondo che non gli apparteneva. Un mondo fatto di grognard le cui porte erano protette da un unico grande protagonista: l’esagono. Su quei sei lati (stupidi quelli del Pentagono) venivano costruite le barriere d’ingresso che ogni giovane avventuriero doveva oltrepassare prima di poter finalmente dire: “Ho giocato un wargame!”

Così, tra una zoc e una ezoc mi sono visto da fuori e più mi allontanavo dall’esagono e più mi dicevo: “Ma lo sai che tutto sommato 7 wonders non era poi così male?”

Un libro per tutti

Enrico Acerbi è un personaggio sui generis. Ficcante, ironico, sarcastico e acuto.
Dopo la mia intervista (che potete leggere QUI) è nata una bella amicizia virtuale che mi ha spesso portato a confrontarmi con lui su temi legati sia ai giochi da tavolo ma in generale su questioni più o meno esistenziali. Tra queste si è parlato di scrittura, arte che in qualche modo ci accomuna seppur in modi sostanzialmente diversi. Ne è scaturito così uno scambio di opere edite che ha portato all’arrivo di questa bella creatura fatta di carta e parole.
Da Tactics all’Homo Ligneus, edito dalla Acies Edizioni è un excursus di 300 pagine su tutto il mondo del wargame dal 1952 al 2010. Date non scelte a caso dal buon Enrico che con una nota nemmeno troppo velata di nostalgico romanticismo, dedica all’inventore dell’hobby del moderno wargame, ovvero Charles Swann Roberts. Se nel 1952, forse involontariamente, si data l’inizio di questa storia, Enrico decide di farla morire proprio con la dipartita di Roberts.

In mezzo è successo un po’ di tutto.
Il libro infatti ci accompagna in una rise and fall, rage and grace vertiginosa fatta di editori caduti, grandi innovazioni ludiche, giochi che hanno fatto la storia e tante, tantissime schede di riferimento in cui con poche parole possiamo cogliere l’essenza del gioco in un modo davvero originale. 

Da ignorante quale sono in materia di wargame (ricordate l’incipit?) sono stato sicuramente travolto da una serie di nozioni e informazioni degne di un corso intensivo di Piero Angela. Dal gioco Tactics realizzato proprio da CSR per la The Avalon Game (antesignana della successiva Avalon Hill) passando per i Charles S. Roberts Awards, fino ad arrivare alla GMT e i nostri giorni. In mezzo tanti, tantissimi giochi ed editori, riviste e forme di gioco. Un complesso dipinto fatto di avvenimenti, scelte,virate, dubbi e speranze. Ciò che mi è piaciuto è il taglio che Enrico ha dato alla sua scrittura che, per quello che ho avuto il piacere di conoscere, rispecchia in pieno il suo modo di essere. Si nota la sua grande passione per il periodo che lo ha visto, probabilmente, godere appieno di tutta questa grande bagarre bellica. Si intuisce la passione ma soprattutto il suo essere parte attiva di questo movimento. Non solo giocatore ma autore, storico e collaboratore di cui, in tutto il libro, si coglie la preparazione e l’amore per questo mondo. Come un novello Rovelli ci parla di qualcosa di difficile in modo semplice e lo fa senza salti quantici. Lo fa con estrema attenzione verso chi questo mondo non lo morde e quindi provando a farti sentire un pochino più vicino a quella nicchia che ogni tanto sembra voler rimanere tale. 

Come un Gupta qualsiasi.

Leggere del creatore di Twilight Struggle che viene battuto ad un torneo del suo stesso gioco mi ha donato speranza. Ora lo gioco sempre pensando a questo. Tra i tanti aneddoti troviamo vari riferimenti alle diverse morti apparenti del wargame, più volte coperto dal telo della scientifica e poi risorto, puntualmente, come Cristo ma con molte più prove provate. Ci racconta come il wargame sia sì gioco ma soprattutto lettura. Le riviste specializzate nel tempo sono state innumerevoli e la community di questo ne ha beneficiato. Ci narra di come gli obiettivi di questo hobby siano cambiati nel tempo e di come si sia fatto spazio, lentamente, l’idea di un wargame più abbordabile e più vicino alle vicissitudini economiche degli editori che non al semplice orgoglio grognard.

Così ecco arrivare giochi come Path of Glory, We the People che con l’editore GMT trovano la fortuna che pagherà autore e mecenate. 
Insomma, da Tactics all’Homo Ligneus è il libro che non troverete ciò che cercate ma troverete quello che troverete: ovvero tutto!

Benvenuti nel circolo dei Wargamers

Ora posso tornare al mio buon vecchio Jonathan Coe, autore che della terra d’oltremanica ha fatto la sua fortuna raccontando senza troppi orpelli la quotidianità inglese. Un po’ come Enrico Acerbi, moderno Virgilio, che con la sua splendida schiettezza e il suo sapere mai sfacciato, mi ha portato a spasso in un girone che conosco soltanto dallo schermo e che probabilmente non mi vedrà mai molto da vicino. 

Chissà se il meeple in copertina avrebbe preferito continuare a vivere a Carcassone…


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