Recensione – L’Isola dei Vulcani

SPECIFICHE

Giocatori: 2-4
Età 8+
Durata: 45 minuti
Autori: Andrea Mainini e Luciano Sopranzetti
Editore: Pendragon Game Studio

INTRODUZIONE ED AMBIENTAZIONE

Nel bel mezzo dell’oceano Pacifico sorgeva un tempo un ricco e grande continente, pieno di animali e rigoglioso di vegetazione.
Quando venne scoperto dall’uomo, questi innescò involontariamente un processo distruttivo che portò alla fine del continente stesso.
L’uomo, infatti, nella sua mania di colonizzazione, iniziò ad erigere dei meravigliosi monumenti in pietra lavica proprio sulla fuoriuscita di piccoli crateri, chiamati geyser, che però altro non erano che “valvole di sfogo” dei numerosi vulcani presenti sull’isola. “Tappando” infatti questi buchi ben presto esplosero dei vulcani incontrollati che fecero affondare negli abissi del Pacifico gran parte del continente. Ciò che rimase di esso è quello che oggi viene chiamato Rapa Nui, ovvero, l’Isola di Pasqua.
Tutto questo per dire che il gioco parte già alla grande con un’ambientazione ottimamente riuscita. Non nego che questa introduzione, presente nel gioco, ha incuriosito la mia fantasia,
tanto da consultare Wikipedia e vedere come questo immaginario continente in realtà sia stato ipotizzato e, per un certo periodo di tempo, creduto realmente esistito da un monaco
spagnolo del 1500 che, in seguito a ritrovamenti di tavolette Maya, decifrò un codice che, secondo lui, affermava la presunta esistenza di questo continente, fino alla smentita del 1900 quando le affermazioni furono dichiarate ufficialmente infondate. Al giorno d’oggi l’avremmo chiamata Fake-News. Questo continente immaginario veniva chiamato Mu, dall’omonima lettera greca
che sarebbe stata incisa sulle pareti delle rocce di accesso al continente. Era una sorta di grande giardino dell’eden.

IL GIOCO PER SOMMI CAPI
Il meccanismo del gioco, ovvero costruire il continente con le tessere a disposizione e vederlo poi disgregarsi nel corso della partita, rende perfettamente l’idea di questa splendida leggenda. Il gioco infatti ruota intorno alla costruzione di villaggi e Moai da parte di diverse tribù di coloni che, cercando il predomino sul territorio, si auto distruggono facendo affondare l’isola.
Vince chi sopravvive nella parte di terra rimasta in salvo e con maggiori costruzioni edificate.

Le azioni possibili sono 4 per round, definite Punti Azione (PA), per ciascun giocatore e sono a scelta tra:

  • Muovere un colono
  • Muovere un colono con un Moai
  • Costruire un villaggio
  • Creare un colono
  • Scolpire un Moai
  • Erigere un Moai
  • Ottenere un gettone preghiera

Queste azioni costano da 1 a 4 PA e si possono fare in qualunque ordine e anche più volte la stessa azione. Alcune di queste forniscono punti vittoria nell’immediato.
Nel momento in cui si erige un Moai, però, si verifica anche la possibile eruzione di un vulcano; inoltre ci costringe a mettere una tessera crepa tra un esagono e l’altro. Una volta che l’esagono o più esagoni insieme sono circondati da tessere crepa, questo affonda e con esso tutto quello che c’è sopra. O meglio, si riesce a salvare ben poco.
Il gioco finisce quando delle 8 tessere vulcano (ce ne sono altre senza), ne restano 2 o meno.
A quel punto si contano i punti vittoria di ciò che è rimasto.
Il giocatore con più punti vittoria sarà il vincitore.

CONSIDERAZIONI
Il gioco in sé non è difficile ed è anche molto semplice da spiegare ma non è banale per niente. Anzi per certi versi risulta anche “cattivo”.
Si perché la lotta all’accaparrarsi l’esagono migliore, la costruzione delle capanne e dei Moai, innesca un meccanismo di corsa senza pietà verso il raggiungimento dell’obiettivo. Poco importa se facendo affondare una parte di continente anche un nostro Moai può andare distrutto; è il prezzo da pagare per una vittoria più grande.
Erigere i Moai e le capanne il più vicino possibile tra loro ci fornirà maggiori punti vittoria a fine partita, ma il rovescio della medaglia di questa cosa è che un’eruzione del vulcano più vicino ad essi spazzerà via tutta la nostra fatica. Solo i gettoni preghiera potranno salvarci a quel punto.
Inoltre niente salverà i Moai dal possibile affondamento.
Di contro disperdere le costruzioni sull’isola ci fornirà molti meno punti ma di sicuro ce ne preserverà di più.
La cosa giusta da fare è, come sempre, nel mezzo.
Fulcro del gioco è, quindi, la costruzione e l’erezione dei Moai.
Punto di forza ma anche unica via per poter fare punti vittoria; infatti o costruisci ed erigi Moai o…..costruisci ed erigi Moai!
Il gioco scala bene in qualunque numero di giocatori. In 3 o 4 ci si ostacola di più e la lotta al territorio si fa più serrata; in due diventa molto strategico, quasi scacchistico, perché ad ogni azione spesso corrisponde una reazione dell’avversario. L’interazione infatti è molto presente, sia diretta, quando un nostro avversario ci fa affondare, sia indiretta, quando ci “rubano” gli esagoni migliori.
Il gioco prevede infatti una pianificazione strategica a medio-lungo termine. Dobbiamo sapere bene sin dall’inizio quali esagoni vogliamo conquistare. La cosa bella del gioco è che gli esagoni possono essere combinati a nostro piacimento (rispettando qualche regola base per l’accostamento delle tessere), e quindi la costruzione dell’isola sarà sempre diversa.
Per prima cosa quindi, osserviamo la nostra nuova isola e organizziamoci di conseguenza.
La rigiocabilità quindi è abbastanza garantita, sia dalla possibilità di creare l’isola come vogliamo e sia dalla strategia che vogliamo adottare di volta in volta. A livello tattico, invece, come ho già detto, tutto si incentra sui Moai.


L’isola dei vulcani scorre bene, ed è più cattivo di quello che sembra. Le possibilità di far affondare l’avversario con tutte le relative costruzioni sopra sono molteplici. E spesso è la cosa più sensata da fare, soprattutto quando vediamo che è in vantaggio e si sta espandendo troppo.
C’è poi anche chi fa affondare l’avversario per il gusto di farlo…. ma questa è un’altra storia!
Non sottovalutate l’importanza dei gettoni azione come promemoria delle azioni che fate. Capita infatti spesso di perdersi nei ragionamenti delle azioni da compiere perdendo facilmente il conto delle azioni fatte.
Il motore di gioco inizia a carburare verso metà partita, quando si è abbastanza avanti con la costruzione di capanne e Moai e l’interazione comincia a farsi sentire. Già perché prima
ognuno è impegnato a far crescere il proprio orticello e la partita fa fatica a decollare. Una volta a regime però, la tensione al tavolo è molto forte, e davvero non è detta l’ultima parola fino alla fine, perché un affondamento inaspettato o imprevisto potrebbe capovolgere l’esito della partita stessa. Quindi, anche se siete in svantaggio, lottate fino alla fine e non perdetevi d’animo!
Piccolo consiglio: come già detto, in due (soprattutto) questo gioco perde di interazione nelle battute iniziali; per ovviare a questo, si può costruire un’isola più piccola in modo da
avvicinare la distanza tra i due giocatori. Questo, ovviamente, farà finire prima la partita senza aver messo in moto grandi cose. Scegliete voi se preferite l’interazione all’orticello.
Di pregio sono i materiali; a partire dagli esagoni e dai vulcani: costruire l’isola è davvero uno spasso e una goduria per la vista. Anche i Moai, i villaggi e i coloni sono molto ben fatti. Una vera chicca del gioco. L’unica cosa brutta dei materiali è la plancia segnapunti. Una svista, forse, che rovina un po’ la bellezza di tutto il resto. Un’altra cosa che forse si poteva studiare meglio sta in alcune scelte cromatiche. L’impatto visivo della plancia con i vulcani e la lava spesso crea confusione per via dei colori molto simili tra loro.
Il regolamento è ben scritto, ci sono anche molteplici esempi di gioco e diversi suggerimenti di costruzione dell’isola. L’unica cosa che non è spiegata è se quando un gettone vulcano viene pescato per farne esplodere uno, senza però farlo affondare, la tessera viene poi rimescolata insieme alle altre per poter essere ripescata in una successiva esplosione. Noi, nel dubbio, l’abbiamo rimessa nel mucchio.
In definita l’isola dei vulcani è un gioco che non ti colpisce subito, ha bisogno delle sue partite di calibratura per essere compreso appieno, ma una volta capito il senso del gioco vi appassionerete di certo. State attenti ad una cosa però…. è un gioco che potrebbe incrinare qualche amicizia poco incline alle “cattiverie” da gioco. Se poi ci giocate con vostro marito/moglie, come nel mio caso, e siete quelli che avete vinto, aspettatevi qualche ripicca!!!

TRE DOMANDE ALL’AUTORE

Anche per questa recensione abbiamo deciso di contattare l’autore, ovvero Andrea Mainini, il quale è stato gentilissimo a sottoporsi a tre semplici domande che abbiamo voluto inserire a fine recensione per dare un pizzico di sale in più al lavoro svolto.

  •  Ciao Andrea, parliamo dell’Isola dei Vulcani… Abbiamo notato che avete curato molto l’ambientazione, siete appassionati di questo genere o cosa??

Sì, siamo attratti dalle civiltà del passato che hanno lasciato delle tracce potenti e misteriose del loro passaggio e che a distanza di secoli o millenni continuano ad influenzare e ispirare il nostro immaginario. E volevamo che il meccanismo di gioco, per quanto fantasioso o improbabile, risultasse credibile e perfettamente coerente con l’ambientazione.
L’isola di Pasqua è infatti il luogo abitato al mondo più lontano da ogni altra parte del mondo (3 o 4 mila km in media); il fatto che mille e passa anni fa degli uomini con le loro piccole barchette abbiano raggiunto e colonizzato quell’isoletta ci è sembrato incredibile se non impossibile! Molto più facile immaginare che in realtà quegli uomini vivessero già in un grande continente (il mitico continente scomparso di Mu) che a causa di fenomeni geologici di enorme potenza si sia spaccato e sia affondato lasciando solo una piccola e remota traccia della sua presenza; in effetti tutta quell’area ha origini vulcaniche, si trova in corrispondenza di una delle principali linee di faglia del globo ed è in continua evoluzione.

  • Quanto tempo è passato dall’idea del gioco all’effettiva pubblicazione?

Dalle prime idee del gioco alla pubblicazione sono passati una decina di anni; più volte abbiamo infatti cambiato la struttura complessiva del gioco e a più riprese lo abbiamo messo nel cassetto e poi ripreso. Nel tempo abbiamo sviluppato 3 maggiori versioni completamente diverse fra loro ed almeno una decina di sotto-versioni tagliando, semplificando, migliorando…; ciò che però nelle tante versioni non è mai cambiato è stato il cuore del meccanismo secondo cui i moai, scolpiti a partire dalla lava prodotta dai vulcani, una volta eretti sui geyser causano le fenditure nel terreno e nuove eruzioni di lava dalle quali è possibile scolpire nuovi moai……e così via in un “equilibrio sempre più instabile”….e più moai si erigono più punti si guadagnano…
Comunque, dal momento in cui soddisfatti dell’ultima versione abbiamo presentato il gioco alla Pendragon, sono passati neanche 2 anni per vederlo pubblicato.

  • Vuoi raccontarci qualche particolare che ricordi durante lo sviluppo del gioco?

Più che un aneddoto, una curiosità sullo sviluppo: nel gioco finale abbiamo voluto che meccanismo e regole fossero semplici e profondi, ma per lungo tempo il gioco è stato molto più complesso e carico di “elementi di colonizzazione” (risorse varie, coltivazione terreni, ecc.); è stato molto difficile e faticoso decidere di rinunciarvi ed eliminarli dal gioco, ma solo da quel momento il gioco è “decollato” ed ha acquisito una sua identità chiara ed una sua originalità.

Il gioco potete trovarlo in offerta al seguente LINK

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